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Strutture

l regno dell’ ignorato e dell’ inanimato. Case con pelli grinzose e decrepite che come scrigni conservano i segreti e le storie di chi le abitava. Il sole illumina vecchi oggetti sepolti dal tempo attraverso un telaio di finestra. Camere con tappeti di foglie, appendiabiti con solide radici fuoriescono da tetti sfondati, la natura riprende ciò che era suo.

Vecchie insegne parlano di tempi ormai andati, pazienti statue sopravvivono all’ indifferenza della gente che giornalmente passa loro accanto. Vecchi garages e officine sostituiti da parcheggi e nuovi condomini, locali di divertimento dove gli unici fischi che ormai si possono udire sono quelli del vento.

Ho realizzato queste foto in un periodo mi sentivo ispirato dal lavoro del grande maestro e regista Alberto Lattuada, “Occhio Quadrato”, la cui intenzione era quella di trovare tracce del vissuto nel mondo dell’ inanimato   popolato da vecchie  cose e oggetti spesso dismessi. Potremmo dire di cercare la presenza nell’assenza.

Qui di seguito riporto uno stralcio della sua poetica che mi ha molto ispirato:

Nel fotografare ho cercato di tener sempre vivo il rapporto dell’uomo con le cose. La presenza dell’uomo è continua; e anche là dove son rappresentati oggetti materiali, il punto di vista non è quello della pura forma, del gioco della luce e dell’ombra, ma è quello dell’assidua memoria della nostra vita e dei segni che la fatica di vivere lascia sugli oggetti che ci sono compagni. Selciati di quiete piazzette, case possedute e abbandonate, vecchi muri, collinette cittadine soffocate dalle pietre, uomini per le strade, uomini al lavoro, uomini sospesi alla voce della poesia, uomini vinti, e dappertutto, in qualunque condizione, la tesa volontà di vivere e la necessità di amare e di sperare […]

Alberto Lattuada (Milano, 13 novembre 1914 – Orvieto, 3 luglio 2005)

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